“Cime Tempestose”

La potenza narrativa di una storia senza tempo incontra l’audacia di una regista originale e creativa

Passionale, devastante, potente. È il titolo più atteso dell’anno, argomento indiscusso da mesi sul quale intavolare idee sulla realizzazione, fantasticare su frame allusivi e frasi piazzate ad hoc, alimentando una curiosità irriverente e maliziosa. Warner Bros. Pictures distribuisce al cinema il 12 febbraio “Cime Tempestose”, un’audace reinterpretazione di Emerald Fennell del celebre romanzo inglese di Emily Brontë. Siamo di fronte a un film che tiene incollato lo spettatore alla poltrona dalla prima all’ultima scena, facendolo sorridere e disperare, perché Fennell non lascia nulla di intentato e vuole scuotere le emozioni in tutte le sue sfumature, anche quelle più nascoste. Una rivisitazione originale e curata nei dettagli di un classico senza tempo che ci mostra l’ossessione passionale di un amore non vissuto che lascia nelle vite dei protagonisti cicatrici e dolore. Catherine e Heathcliff qui sono come sospesi in una bolla di esasperata sinergia e si muovono all’unisono in un mondo irreale che non può inglobarli. La realtà del tempo non permette l’unione di anime simili, ma la concretezza di un mondo effimero e apparente.

 

Dalle pagine al grande schermo

La brughiera dello Yorkshire, il vento che scompiglia i capelli e agita gli animi, fanno da sfondo a una delle storie d’amore letterarie più tormentate di sempre. Catherine e Heathcliff crescono insieme e il loro sentimento nasce da quella condivisione di momenti, giochi che si trasformano in sguardi e in quelle carezze tanto desiderate quanto proibite. La loro passione si trasforma da sentimento romantico a un’ossessione travolgente in un crescendo della storia che incrocia desiderio, amore e follia.

 

Se la Brontë lo racconta come un legame quasi spirituale, ma allo stesso modo distruttivo nelle sue manifestazioni, Fennell lascia che i due amanti vivano quell’incandescente sentimento attraverso momenti rubati, attimi desiderati senza limiti, neanche quelli convenzionali. E l’amore può essere tanto ardente quanto distruttivo ma è nella sua distruzione che spesso ci si eleva nel restare per sempre.

Margot Robbie e Jacob Elordi sono i perfetti protagonisti di questa visione moderna di Cime Tempestose dove il virgolettato del titolo ha una valenza importante, dietro a quelle virgolette si nasconde la percezione della storia che ci regala la Fennell. Il romanzo ha un impatto travolgente sul lettore, è un’epica narrazione che nel film trascende la realtà, quell’unione di anime ed emotività raggiunge una piena confessione mantenendo altissima la tensione. Emerald Fennell firma anche la sceneggiatura e contribuisce alla produzione insieme a Josey McNamara e Margot Robbie.

Una stessa anima

Emily Brontë accompagna il lettore lungo la strada per osservare quel che lei vede. Di pari passo Emerald Fennell non lascia all’immaginazione quella passione tormentata ma dà una possibilità a Catherine e Heathcliff di lasciarsi andare. Il racconto della regista in questo modo diventa ampio e in quello sfogo carnale ci dà la percezione totale dell’amore ossessivo di entrambi e del desiderio di appartenenza l’uno all’altra.

 

Quel che Catherine definiva nelle pagine del romanzo come il suo segreto, nel film si esplica. Quelle celebri parole non ascoltate da Heathcliff quando vengono pronunciate a Nelly, diventano momenti vissuti completamente sul grande schermo.

 

Non saprà mai quanto lo amo e non perché sia bello ma perché lui è me più di me stessa. Di qualunque cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono uguali.

E quel legame è tanto forte quanto la realtà, potrei dimenticare la mia stessa esistenza prima di dimenticare te dice Heathcliff e brama che la sua Catherine resti con lui in qualunque forma, fammi impazzire, non abbandonarmi in questo abisso dove io non riesco a vederti. Non posso vivere senza la mia vita, non posso vivere senza la mia anima!

Ispirazione e coinvolgimento

«Questo libro mi ha sempre toccata profondamente e l’aspetto meraviglioso risiede in Emily Brontë e nella sua identità di artista. Era una poetessa dal genio trascendentale e le sue opere entrano in contatto con le persone come pochissime altre cose riescono a fare. Volevo definire il mio legame con l’opera e con il modo in cui mi faceva sentire, sapendo che non sarebbe stato necessariamente lo stesso per tutti i lettori», rivela Fennell. La regista spiega come ha voluto condividere la sensazione che ha provato quando ha letto il romanzo la prima volta, sintetizzando gli aspetti eccitanti come quelli sovversivi e quelli che oggi a due secoli di distanza suscitano emozioni e continuano a scandalizzare. Se il libro assorbe il lettore e lo travolge, il film ha voluto ricreare la stessa sensazione nel pubblico.

 

«Heathcliff è l’archetipo dell’eroe byroniano, un interesse amoroso che in realtà è riprovevole. È sulla difensiva, arrabbiato, crudele, pericoloso, eppure rimane uno dei personaggi più emotivamente sconvolgenti e commoventi della letteratura. Cathy è profondamente sensibile, divertente, le sue emozioni sono gigantesche, ma la Brontë è molto specifica, e ripete più volte nel libro che a Cathy piace ferire le persone, si diverte a spingersi oltre per vedere fino a che punto può arrivare e venire comunque perdonata: è, in un certo senso, una sadica», prosegue la regista.

 

Il pubblico resterà sicuramente sopraffatto dalle scenografie mozzafiato curate da Suzie Davies, dai sorprendenti costumi di Jacqueline Durran, dalla meravigliosa fotografia e dall’estetica del film accompagnato dalle musiche di Anthony Willis e dalle canzoni originali di Charli XCX con l’intensa Chains of Love.

Sensualità e grandezza visiva in un racconto epico che porta sullo schermo un dramma romantico unico. «Spero che quando le persone vedranno il film provino una sensazione di destabilizzazione e disorientamento e spero che il film penetri sotto la loro pelle nel modo migliore possibile e che escano dalle sale sentendosi elettrizzate», conclude Emerald Fennell.

 

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