La serie firmata da Marco Bellocchio arriva il 20 febbraio per raccontare il più grande errore giudiziario italiano
La cronaca giudiziaria incontra il racconto seriale per mostrare una delle storie più brutte che ha segnato il nostro Paese. Il 20 febbraio sulla piattaforma HBO Max arriva Portobello, la serie di Marco Bellocchio con Fabrizio Gifuni. Presentata alla Mostra del Cinema di Venezia, la prima serie italiana HBO Original è dedicata alla drammatica vicenda del presentatore e giornalista Enzo Tortora, protagonista di una vicenda giudiziaria insensata.
Marco Bellocchio firma anche la sceneggiatura insieme a Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore. Portobello è una produzione Our Films, società del gruppo Mediawan, e Kavac Film, in coproduzione con Arte France ed in collaborazione con Rai Fiction e The Apartment Pictures, una società del gruppo Fremantle, la serie è prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Our Films e da Simone Gattoni per Kavac Film.
Nel cast accanto a Fabrizio Gifuni anche Lino Musella, Barbora Bobulova, Romana Maggiora Vergano, Federica Fracassi, Carlotta Gamba, Giada Fortini, Irene Maiorino, Giovanni Buselli, Davide Mancini, Paolo Pierobon, Gianluca Gobbi, Fausto Russo Alesi, Massimiliano Rossi, Pier Giorgio Bellocchio, Alessio Praticò, Alma Noce, Salvatore D’Onofrio, Francesco Russo, Gennaro Apicella, Luciano Giugliano, Alessandro Fella, Antonia Truppo, Gianmaria Martini, e con la partecipazione di Gianfranco Gallo nel ruolo di Raffaele Cutolo, di Tommaso Ragno nel ruolo di Marco Pannella, di Valeria Marini nel ruolo di Moira Orfei, Francesca Benedetti nel ruolo di Paola Borboni e di Alessandro Preziosi nel ruolo di Giorgio Fontana.
Enzo Tortora è all’apice del successo, conduce Portobello, trasmissione che raggiunge 28 milioni di spettatori in prima serata, tutti in attesa del concorrente che riuscirà a far parlare il pappagallo, ospite d’onore dello show. Il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, lo nomina Commendatore della Repubblica. Tortora è il re della tv anni Ottanta e il suo programma racconta e conforta il Paese. In quegli stessi anni il terremoto dell’Irpinia dà l’ultima scossa agli equilibri già fragili della nuova camorra organizzata. Giovanni Pandico, uomo di fiducia del boss Raffaele Cutolo e spettatore assiduo di Portobello dalla sua cella, decide di pentirsi. Interrogato dai giudici fa un nome inatteso: Enzo Tortora. Quando il 17 giugno 1983 i carabinieri bussano alla sua stanza d’albergo Tortora pensa a un errore.
Ma è solo l’inizio di un’odissea che lo trascinerà dalla vetta al baratro.
Bellocchio in sei episodi strutturati perfettamente e con una cura dei dettagli impeccabile, racconta un errore giudiziario clamoroso. Enzo Tortora ha visto la sua vita stravolta dalla sera alla mattina, investito ingiustamente di un’accusa infamante di associazione camorristica e traffico di droga nell’ambiente dello spettacolo. Era tranquillamente nella sua camera d’albergo quando è stato arrestato con l’accusa di far parte della nuova camorra organizzata del boss Raffaele Cutolo. Ciò che emerge e che lascia immediatamente un segno è il triste, e poco rispettoso, teatrino messo in scena per mostrare Tortora in manette di fronte alle telecamere e ai fotografi fuori dalla caserma dei Carabinieri. Una passerella crudele e ignobile. Nessun rispetto per la persona, si voleva puntare il focus sul “personaggio” da mettere alla berlina, a discapito di una persona che era ancora totalmente ignara di ciò che lo stava aspettando.
Tortora affronta il processo e l’assoluzione finale, tornando poi in televisione e pronunciando una frase diventata storica: dove eravamo rimasti?
«Portobello è una storia drammatica (tragica per come è finita) di un’Italia che stava cambiando in tante direzioni. La politica, con l’assassinio di Moro, la fine del terrorismo, e i grandi partiti che entrano in crisi e non si riprenderanno più. Partiti che non controlleranno più la televisione pubblica. Il liberale Enzo Tortora del suo essere libero fa la sua arma, la sua bandiera, il suo stile, lo ripeterà sempre: non sono ricattabile (non dimentichiamo le sue battaglie contro la loggia P2), dando spazio e parola a chi non ha nessun potere, permetterà così agli umili, ai bizzarri, a chi vuole giustizia, di parlare, ai più strani inventori di proporre agli italiani le più strane invenzioni. Il mercato di Portobello», dichiara Bellocchio.
In questo contesto l’Italia trovò in Tortora un laico sostenitore che regalerà un minuto di celebrità, ricorda il regista. «Tortora alla fine viene assolto anche se per ingiustizia morirà. Resta il mistero della cecità di certi giudici oltre ogni umana immaginazione e la perseveranza nel loro errore», conclude.
Foto © Anna Camerlingo
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