Quando la stand up comedy vale più di una terapia di coppia. Bradley Cooper scava nei sentimenti, nei problemi della vita matrimoniale concedendoci il lusso della speranza di ricucire le ferite
Il matrimonio è come una società, solo che non esistono gerarchie, ogni passaggio o azione segue una logica ben precisa, quella della comunicazione, della presenza e della comprensione. L’amore è, e resta sempre, una costante necessaria e basilare che nel corso degli anni si evolve. Da solo l’amore però non è sufficiente. La vita, le insoddisfazioni personali, il non saper guardare l’altro fino in fondo, quell’incapacità di andare oltre, minano i rapporti. Sta a noi, e alla coppia, riuscire a ritrovare i punti d’incontro e superare la crisi.
Bradley Cooper porta al cinema È l’ultima battuta? con Will Arnett e Laura Dern, un film da guardare con attenzione, ma soprattutto da ascoltare per riflettere su ogni singolo messaggio che è in grado di trasmettere.
Presentato fuori concorso nella sezione “Rosso di sera”, alla 17ª edizione del BIF&ST – Bari International Film&Tv Festival, il film Searchlight Pictures, diretto, prodotto e interpretato da Bradley Cooper, uscirà nelle sale il 2 aprile distribuito da The Walt Disney Company Italia.
È l’ultima battuta? non giudica né da una soluzione, ma porta lo spettatore a dialogare con se stesso e cercare di osservare a fondo ciò che accade. Sono le riflessioni che scatena e permettono di leggere le difficoltà di una relazione lasciando spazio alla comprensione, piuttosto che al giudizio trasversale e spesso standardizzato, concedendo a chi abbiamo accanto quel dialogo necessario per voltare pagina.
Straordinarie le interpretazioni di Will Arnett e Laura Dern che regalano ai personaggi emotività e vulnerabilità, mettendo in luce dettagli e sfumature.
Bradley Cooper dirige in maniera magistrale un film dove i sentimenti vengono raccontati senza veli e dove i silenzi mostrano la profondità di vuoti da colmare.
Mentre il matrimonio è in crisi, Alex e Tess Novak si trovano di fronte a un bivio e lo spettro di un divorzio è imminente. Alex affronta la crisi di mezza età e cerca un nuovo scopo nella scena della stand-up comedy newyorkese, mentre Tess fa i conti con i sacrifici che ha fatto per la loro famiglia. Insieme si destreggiano tra genitorialità condivisa, identità in mutamento e una domanda: l’amore e la dedizione possono assumere una nuova forma?
Cosa sono 26 anni di matrimonio? Una sfida, una resa, un appoggio, un percorso a ostacoli, momenti meravigliosi, ritratti di quotidianità, compleanni, nascite, ricorrenze, dolori e gioie, soddisfazioni e perdite, dialogo e comprensione, un perfetto incastro di anime differenti. O come dice Tess il matrimonio è come una maratona.
E se uno dei due sente che nella coppia qualcosa è cambiato ma l’altro chiede quale sia il problema? Allora c’è qualcosa che è necessario affrontare.
Perché le coppie non percorrono una strada da sole, o meglio, lo fanno sotto certi punti di vista, ma una parte di quella stessa strada è necessario affrontarla camminando insieme, per far sì che il rapporto si mantenga vivo.
La vita è quello che ci accade, noi dobbiamo solo riconoscere quello che ci fa stare bene e avere la capacità di non far sfuggire l’amore, mantenere la fiamma accesa.
Alex trova nell’open mic una svolta personale, si fa prendere da qualcosa che per lui diventa travolgente, ma che ai nostri occhi assume una doppia chiave di lettura. Oltre a una soddisfazione personale, la stand up comedy diventa una terapia necessaria sia ad Alex che alla coppia. Un punto di svolta, un modo diverso per leggere i propri desideri ma anche riscoprire quel che siamo come individui e come possiamo essere con la persona con cui condividiamo la vita.
«Amo la stand-up comedy fin da quando frequentavo l’università per la magistrale nel 1998. Andavo sempre al Comedy Cellar e poi, quando sono diventato amico di Dave Chappelle, ho iniziato ad andarci con lui. Quando ci andavi con un comico, potevi vivere un’esperienza davvero unica: avevi la possibilità di mangiare al ristorante del piano superiore, The Olive Tree. Mentre mangiavo un panino, li sentivo parlare del monologo per il Saturday Night Live. Era pazzesco! Poi, quando sono diventato amico di Zach Galifianakis e ho iniziato ad andare a Largo a Los Angeles, avendo l’opportunità di osservare tutta quella gente e quel senso di fratellanza, ne sono rimasto affascinato», racconta Bradley Cooper.
È stata proprio quell’atmosfera intima ad aver attirato l’attenzione del regista, sceneggiatore e produttore fino a diventare in questo film non il fulcro della storia ma un interessante contrappunto alla narrazione principale. L’argomento profondo portato in superficie affronta la crisi di una relazione, indaga sul motivo che ha portato alla perdita di stabilità in un matrimonio e come si arriva a rendersi conto che si è infelici nel proprio matrimonio.
«Le persone si allontanano, e quando certe cose restano sottaciute per troppo tempo, quel divario può diventare davvero grande. È molto più difficile quando un matrimonio fallisce per un pelo, quando non riesci a capire cosa sia successo esattamente. Penso che siano semplicemente arrivati a un punto in cui sentivano la mancanza l’uno dell’altra. Abbiamo pensato che fosse un modo davvero interessante per capire cosa faccia funzionare una relazione», afferma Arnett.
«Lavorare con Bradley e Will è stato un esercizio di rilassamento: bisognava trovare la verità attraverso le emozioni, non attraverso le spiegazioni. L’apertura di Bradley ci ha invitato a esplorare il caos e il mistero dell’amore, il modo in cui ci perdiamo e ci ritroviamo in una relazione. Ci sono voluti impegno e pratica costante per restare vulnerabili, per lasciare che la storia si rivelasse da sola senza forzarla con le parole», spiega Dern.
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Alessandra Caputo
Ordine dei Giornalisti del Lazio
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