Pedro Almodóvar, in concorso a Cannes, torna al cinema con una nuova storia
Uno stile, un linguaggio, un’arte che segue sempre una direzione ben precisa. Pedro Almodóvar si identifica in un genere cinematografico che è quello che gli appartiene totalmente, come persona, è propriamente suo e ci ha abituati a distinguerlo da tutto il resto. Torna al cinema con un’altra grande storia di introspezione, creatività e interrogativi. Amarga Navidad, in concorso alla 79ª edizione del Festival di Cannes, prodotto da El Deseo e distribuito da Warner Bros. Pictures, è un film che racconta la sottile linea che separa la realtà dalla finzione, l’ispirazione dalla vita stessa, una distanza a volte talmente impercettibile da trasformarsi in un connubio, un legame involontario, ma necessario, personale fino a portare ai limiti di una finzione.
Scritto e diretto da Pedro Almodóvar, Amarga Navidad è prodotto da Agustín Almodóvar e vede protagonisti Amarga Navidad sono Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sánchez-Gijón, Victoria Luengo, Patrick Criado, Milena Smit e Quim Gutiérrez.
Il film ruota attorno all’alternarsi di due storie. La prima è ambientata a dicembre 2004 e vede protagonista Elsa, una regista di spot pubblicitari. La seconda ci porta ai giorni d’oggi, siamo nel 2026 e racconta dello sceneggiatore e regista Raúl che sta scrivendo un copione che scopriremo essere la storia di Elsa, del compagno Bonifacio e delle amiche Patricia e Natalia. La realtà si mescola alla finzione ed Elsa diventa l’alter ego di Raúl che utilizza l’autofinzione come soluzione a un lungo periodo di crisi creativa. Raúl, oltre a esaminare se stesso, avrà modo di osservare le persone che compongono la sua intimità: il compagno e la sua assistente.
Cosa spinge uno scrittore a mettere su carta una storia? L’ispirazione che stimola la creatività non segue una logica, un’indicazione ben precisa, e non è sempre stimolata dai sentimenti. Spesso è incoerente, spudorata, illogica e soprattutto istintiva. Arriva senza chiedere il permesso, non concede momenti di attesa. Perdere questa sensazione per chi si alimenta di quest’arte diventa un impatto difficile da gestire.
Il discorso va trasposto nei confronti del cinema. E allora cosa spinge uno sceneggiatore/regista a sentire di nuovo accesa dentro di sé quella fiamma? Quanto l’autofinzione ha il potere di salvezza? D’altronde, non pensiamo forse sia naturale per chi scrive appropriarsi di frammenti delle vite di chi lo circonda per trasformarli in linguaggio cinematografico? Un modo per raccontare a un vasto pubblico una situazione personale, segreti, anche dolori, mostrando ogni cosa nella sua ampiezza. Forse però dovremmo domandarci come si possono sentire i protagonisti di una storia che non chiedono di essere tali, ma che loro malgrado lo diventano.
Pedro Almodóvar in Amarga Navidad fa vivere allo spettatore un nuovo viaggio emotivo e malinconico dove, come nel suo stile, l’intimità del racconto entra a far parte della storia stessa tracciandone confini e sottigliezze.
La riflessione sul rapporto tra realtà e atto creativo è uno dei temi centrali di Amarga Navidad. Quello che rappresenta un vero e proprio gioco metacinematografico mette in discussione l’etica del narratore. Gli aspetti della vita degli altri che possono affascinare o incuriosire un autore tanto da trasformare ogni cosa in un tema di scrittura, hanno dei limiti nella creazione oppure uno scrittore può avere un diritto illimitato nel trarre ispirazione da ciò che lo circonda?
Per Raúl il quadro che raffigura una finestra è un’immagine realistica e allo stesso tempo rappresenta una realtà. Attraverso la finestra lo scrittore osserva lo spazio esterno e lo trasforma in materiale di finzione. Avvicinandoci al quadro ne capiamo i particolari e quanto la realtà esterna, oltre la finestra, conviva nello stesso spazio, all’interno della villa.
«Questa è la natura selvaggia dello scrittore, il motore che lo spinge a scrivere. Se gli interessa la storia che la realtà gli ispira, deve essere lui a scriverla. La realtà ti offre le prime righe, forse le prime pagine, il resto deve scriverlo l’autore. Il bisogno di riempire il vuoto è alla base della creazione. E la vertigine di questa avventura, quando ti possiede interamente, è tossica e irrinunciabile. Noi scrittori siamo persone pericolose per chi ci circonda», spiega Pedro Almodóvar.
Foto ©El Deseo – Photo by Iglesias Más
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Alessandra Caputo
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