Una mostra per raccontare il rapporto tra mecenate e artista, un viaggio nell’arte attraverso uno sguardo personale e intellettuale
Immergersi nell’arte, lasciarsi percorrere da quel che le opere che osserviamo hanno il potere di trasmetterci. Ogni incontro con l’arte è un momento di intimità tra noi e l’opera, noi e quel che c’è al di là di ciò che vediamo e abbiamo la capacità di percepire. Fino al 14 giugno le sale di Palazzo Barberini ospiteranno la mostra Bernini e i Barberini, a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi. Le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano questo evento per scoprire da vicino il rapporto tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, suo primo e decisivo committente, eletto pontefice nel 1623 con il nome di Urbano VIII. La mostra arriva in coincidenza con il 400esimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626) e ci pone di fronte alle più radicali trasformazioni della storia dell’arte europea, il Barocco che diventò il linguaggio universale della Roma post-tridentina.
È la prima volta che assistiamo a una ricostruzione sia visiva che critica del rapporto tra Bernini e Barberini, un’unione tanto personale quanto intellettuale e politica che ha segnato profondamente importanti trasformazioni della storia dell’arte.
È la figura di Maffeo Barberini il fulcro intorno al quale ruota il progetto espositivo, d’altronde è lui che viene riconosciuto dalla storiografia come il vero scopritore e promotore di Bernini. Prima ancora di diventare Papa, Barberini intuì le potenzialità del giovane scultore, favorendone l’emancipazione dalla bottega paterna e accompagnando la sua trasformazione che l’ha consacrato come artista universale.
La mostra evidenzia l’affermazione del Barocco, non solo come risultato di un’evoluzione stilistica, ma anche, e soprattutto, come l’esito di un rapporto privilegiato tra artista e committente. Bernini e i Barberini pone il visitatore di fronte a un’interessante e inedita lettura centrata sulla responsabilità storica di Urbano VIII come vero artefice della svolta.
La mostra crea una continuità con l’esposizione di Palazzo Barberini Caravaggio 2025 che ha approfondito il ruolo di Maffeo nella cultura figurativa della Roma del Seicento, attraverso il contributo di studiosi italiani e stranieri e il prestito da musei e collezioni private.
La mostra è stata suddivisa in sei sezioni per esplorare la creatività di Bernini, partendo dagli esordi fino a raggiungere la sua maturità artistica. I riflettori sono puntati sul ruolo decisivo di Barberini nel suo linguaggio che poi si è imposto nel Barocco europeo.
La prima sezione «Appropriòsselo tutto come suo»: Maffeo ‘scopritore’ di Bernini ricostruisce il rapporto tra i due e quando Maffeo intuì le potenzialità rivoluzionarie. Accanto a opere di Pietro Bernini, come Adamo, Eva e il serpente (Musée de Tessé, Le Mans), la sezione presenta lavori realizzati in collaborazione tra padre e figlio, tra cui i prestiti delle Quattro Stagioni (collezione Aldobrandini) e del Putto con drago (J. Paul Getty Museum, Los Angeles), mettendoli a confronto con capolavori autografi di Gian Lorenzo, come il San Lorenzo (Gallerie degli Uffizi, Firenze) e il monumentale San Sebastiano (Chiesa di San Martino, Jouy-en-Josas, Yvelines) oggi in Francia, presentato eccezionalmente in dialogo col San Sebastiano Barberini (collezione privata). Quest’ultimo segna uno spartiacque decisivo: la posa naturale, la resa sensuale del marmo e il coinvolgimento diretto dello spettatore anticipano una concezione nuova della scultura, fondata sull’immediatezza emotiva e sulla vitalità della forma. In queste opere si delinea il linguaggio barocco in scultura, prima ancora che in architettura e pittura.
La seconda sezione «Non plus ultra»: la nuova San Pietro è dedicata al cantiere di San Pietro, il luogo simbolico in cui si manifesta con maggiore evidenza l’alleanza tra Urbano VIII e Bernini. Alla conclusione della nuova basilica spetta al pontefice e al suo artista prediletto il compito di reinventarne l’interno.
Il Baldacchino di San Pietro è il fulcro della sezione. Commissionato a un Bernini 25enne, è un’opera incredibile che fonde architettura, scultura e decorazione. Disegni, modelli e incisioni ne documentano la genesi, accanto a studi per il San Longino, scolpito direttamente da Bernini per uno dei piloni della crociera.
Viene anche illustrato il dialogo visivo e simbolico tra il Baldacchino, le Logge delle Reliquie e la futura Cattedra di San Pietro, chiarendo come Bernini abbia trasformato lo spazio sacro in un racconto unitario, coinvolgendo il fedele ma anche l’universalità della Chiesa e il potere del papato barberiniano.
La terza sezione ripercorre l’attività di Bernini come ritrattista pontificio, a partire dai primi busti di Paolo V Borghese (tra cui il busto marmoreo proveniente dal J. Paul Getty Museum di Los Angeles) e Gregorio XV Ludovisi, affiancati da ritratti in bronzo di entrambi i pontefici. C’è la serie di ritratti dedicata a Urbano VIII, un nucleo di busti in marmo e bronzo provenienti da musei e collezioni internazionali ed esposti per la prima volta insieme.
Palazzo Barberini: un capolavoro corale è la quarta sezione della mostra ed è dedicata a Palazzo Barberini. Disegni, modelli e opere raccontano la genesi di un edificio che rappresenta uno dei primi e più riusciti esempi di architettura barocca “corale”.
Bernini, Borromini e Pietro da Cortona collaborano e competono alla definizione di uno spazio che fonde la tipologia del palazzo urbano con quella della villa suburbana. La sezione documenta il ruolo di Bernini come scultore, ma anche come ideatore di elementi architettonici, arredi e apparati decorativi. Si potranno ammirare capolavori provenienti dall’antica collezione Barberini, tra cui dipinti di Guido Reni.
«Apes Urbanae»: volti della Roma barberiniana propone una vera e propria antologia di busti della Roma di Urbano VIII: cardinali, intellettuali, cortigiani e figure eccentriche che ruotavano intorno al pontefice. Accanto ai ritratti di Bernini, sono esposti capolavori di Alessandro Algardi, François Duquesnoy e Giuliano Finelli, in un confronto serrato tra stili diversi. Spicca il Busto di Michelangelo Buonarroti il Giovane di Finelli, manifesto di una ritrattistica iper-analitica e competitiva.
L’ultima sezione, La libertà di Bernini, il potere di Urbano VIII, indaga il terreno più intimo e problematico del rapporto tra Bernini e Urbano VIII: quello della libertà creativa dell’artista. Troviamo esposti busti raramente esibiti: come quello di Thomas Baker (Victoria and Albert Museum, Londra) e dipinti attribuiti a Bernini. Fulcro emotivo della sezione è il busto di Costanza Bonarelli (Museo Nazionale del Bargello, Firenze), unico ritratto scultoreo realizzato dall’artista senza committente. Infine, in chiusura un ritratto pittorico di Urbano VIII attribuito a Bernini, immagine meno ufficiale e più intima che suggella un rapporto fatto di protezione, controllo, complicità e tensione.
Foto ©Alberto Novelli & Alessio Panunzi per Gallerie Nazionali Arte Antica
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Alessandra Caputo
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