L’esordio di Morgan Dick è una storia che si svela una pagina dopo l’altra, crea interrogativi in una trama divertente
La figlia preferita, l’esordio letterario di Morgan Dick, è un romanzo particolare e frizzante. Il racconto di due mondi apparentemente distanti, due sorelle che hanno vissuto in maniera differente. Arlo ha avuto la presenza del padre e Mickey no. Cosa si scatena nel momento in cui la vita pone entrambe in una situazione diversa?
La figlia preferita, edito da Fazi Editore, racconta proprio questo e lo fa con un approccio diretto e una scrittura lineare e semplice.
Esistono i figli preferiti? Oppure le relazioni, in base a determinati momenti della vita, si sviluppano in modo differente? È su questo argomento che Morgan Dick ci porta a riflettere, attraverso una scrittura attenta e deliziosa.
Mickey e Arlo sono sorellastre, ma non si sono mai incontrate. Il padre ha abbandonato Mickey quando era piccola, lasciando lei e la mamma a vivere disagi e difficoltà. Mickey da quel momento l’ha eliminato dai suoi pensieri e, anche se ha pochi soldi nel conto, sta bene ed è contenta del suo lavoro di maestra d’asilo.
Arlo è invece sempre stata la prediletta del papà. È una psicologa cresciuta nell’agio e con un amore incondizionato nei confronti di quello stesso padre che alla sorellastra ha riservato un destino differente.
Quando lui muore la situazione cambia completamente. L’intera eredità, cinque milioni di dollari, viene lasciata a Mickey ma a una condizione, dovrà sottoporsi a un ciclo di psicoterapia con Arlo prima di ricevere i soldi. Le due si troveranno nei ruoli di terapeuta e paziente senza sapere di essere sorelle.
La figlia preferita è una commedia nera che racconta con semplicità disfunzionalità familiari piuttosto che il tema dell’abbandono, con un obiettivo silenzioso: guarire ferite. Suscita interrogativi su quanto il passato abbia un peso.
La prosa elegante, e allo stesso tempo tagliente della Dick, accompagna il lettore in questo percorso che crea quasi una dipendenza fino all’ultima pagina, scandita da risate e commozione. Un ritmo emozionale perfetto reso possibile da una scrittura pulita e da un doppio POV che risulta ottimale per dare una chiara visione della storia raccontata nel romanzo.
Le sedute di psicoterapia diventano un modo per scoprire l’altra e se stessi e anche quanto le due protagoniste siano differenti, ma con punti in comune da analizzare.
La psicoterapia era una danza. Quasi tutti i giorni Arlo sapeva dove e quando posare i piedi. Adesso il ritmo le sfuggiva. Le parole non le venivano. Ma poi ricordò la risata fragorosa di papà, la sfacciataggine con cui faceva rombare il motore della Harley, la sua imitazione di Tigro e all’improvviso la strada da seguire le divenne chiara.
Un’ondata di tepore si era spostata a est valicando le montagne, e lasciandosi alle spalle neve fangosa, sole e un profumo d’erba primaverile. Mancavano dodici giorni a Natale, ma sembrava marzo.
Foto © Fazi Editore
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Alessandra Caputo
Ordine dei Giornalisti del Lazio
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